venerdì 2 febbraio 2018

Quesiti aguzzi, pensieri rarefatti, orizzonte limpido


Ci sono momenti nella vita di alcune persone – molte più di quelle che uno s’immagina – in cui si ha la sensazione di aver vissuto, fino a quel momento all’interno di una bolla dalla superficie opaca, ma in quel momento quella sfera si sia disintegrata. In quell’istante le cose che ci circondano appaiono diverse, le persone che ci circondano non sembrano più le stesse: emergono alla vista tutte le storture, le forzature, le mancanze e le debolezze. Quando questa sensazione non è mirata ad una singola persona ma all’intera società in cui la nostra esistenza è amalgamata come una goccia nel mare, tutto diventa estremamente complesso e faticosissimo da trascinare. Nessuno si aspetti un piagnisteo fine a se stesso, quello che è curioso osservare è se però è davvero così facile cambiare le cose o cambiare la propria vita. L’essere umano per natura è imperfetto, inoltre, a peggiorare la situazione, c’è che è anche in continua mutazione, sia fisica che mentale. Ecco quindi che le cose che un tempo ci apparivano “su misura” in tempi diversi possono diventare degli “abiti stretti” o “larghi e ingombranti”. Ovviamente è facile intuire come non sia possibile – se non per rarissime privilegiate eccezioni – l’esistenza di una tale apoteosi di libertà che consenta di svegliarsi ogni mattina e di decidere cosa fare delle ore della propria vita. L’istinto di sopravvivenza concede all’essere umano una certa capacità d’adattamento e sopportazione; questa probabilmente era l’unica opzione possibile alla natura per non arrivare all’estinzione. Oggi, questa resistenza, la chiamiamo consuetudine, oppure quotidianità. Alcuni usano termini più stranieri per darsi un tono come “standardizzazione”. Siamo pronti a reggere lo scoppio della bolla, di cui facevamo cenno pocanzi, e a farci investire violentemente da un quesito: Qual è la verità?
Già la verità, una parola che vuol dire tutto e molto spesso niente. Il pensiero “io non sto bene” per me può essere una verità solo se decontestualizzata, poi le evidenze oggettive mi indicano che potrebbe esserci una percentuale di occasioni in cui è vero non sto bene, ma anche altre in cui invece sto bene. Quindi il mio primo pensiero è già formato da una verità parziale. Questo modo di pensare poi si è diffuso anche ad altri ambiti come, ad esempio, la società in cui si vive. Quando si parla del proprio paese, noi Italiani, siamo propensi a dire che è sempre tutto sbagliato, focalizzando quel pensiero alla singola negatività senza contestualizzarla nell’ampio spettro situazionale esistente. Molte cose non vanno, molte altre si. Quello che forse manca, a me in prima persona, è l’istinto di forzare la propria mente verso una capacità analitica globale. Questa abilità nel discernere la negatività dalla positività e quindi poterla seguire, non la insegna nessuno. Chi pensa che sia uno sfogo verso la scuola sbaglia, questa propensione va inculcata in famiglia e mostrata con l’esempio diretto. In questa maniera cadrebbero molti degli stereotipi da cui oggi le persone vengono attratte: ammazzarsi di lavoro per poi non avere il tempo di accorgersi delle piccole meravigliose gratuità della vita, invidiare il lusso di persone che in realtà conducono esistenze meno felici delle nostre, nascondere se stessi per avere atteggiamenti e costumi che vadano bene a tutti. Quelli che si credono alternativi, non hanno capito che oggi esiste una standard di alternatività. Si radicano falsi miti che vengono fintamente ammirati e sommessamente subiti. La forza, l’arroganza, la prepotenza non rendono un uomo un maschio alfa, lo rendono un coglione. Perché è così difficile capire che se importa solo il mio benessere, non sto perseguendo la strada della positività e cioè quella che mi fa provare un piacere più profondo nel condividere una gioia con altre persone. Un giardino senza erbacce, circondato da giardini stracolmi di erbacce, si ottiene solo con l’intensivo uso della chimica. Non è naturale.
Galleggiare sul presente o bagnarsi un po’ per condividere il futuro. Ci sono parole meravigliose che ormai appaio desuete: altruismo, gratuità, rispetto. Pensiamo un istante se tutta la gente compiesse ogni azione quotidiana focalizzando lo scopo di quella azione su queste tre parole: altruismo, gratuità e rispetto. Forse si, allora avremmo un vero ulteriore stadio di evoluzione. Quelle parole meritano un sacrificio di fatica e di sopportazione, ma che se propende alla positività diventa generosità tangibile. Non dobbiamo creare e nasconderci in mondi o vite virtuali che intorpidiscono la mente e ci fanno perdere il senso del tempo.  Alle volte non si riesce a materializzare un concetto perché intangibile, ad esempio il tempo appunto, eppure noi avvalendoci della matematica, dei numeri, potremmo comprendere che una persona che vive fino a 75 anni ha a disposizione solo 900 mesi. Possono essere considerati tanti, oppure pochi e non sprecabili; perciò è più che un dovere porsi la domanda: Qual è la verità?                     


Stefano Camòrs Guarda

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